Pratichiamo l’obiettivo. Il presidio Sociale e la Rete dei Servizi Associativi

Quel che noi ci dovremo chiedere è come ricostruire socialità nella disgregazione. Come ricostruire un percorso comune tra le tante individualità che i cambiamenti sociali di questi ultimi trent’anni ci hanno consegnato. Oltre a ciò dovremo capire come questa nuova ri-costruzione sociale possa divenire il motore della trasformazione della società.

Partiamo con esporre alcune premesse per noi fondamentali:

  1. Il quadro che abbiamo davanti è quello di una società disgregata, all’interno della quale le persone agiscono nel quotidiano come singolarità, spesso in competizione tra loro. Il mercato regola sempre più ogni aspetto della vita. Le crescenti domande irrisolte generano sentimenti come rassegnazione, rabbia e rancore. Le vecchie strutture e istituzioni di aggregazione e solidarietà sono saltate. Gli stessi partiti hanno perso di ruolo e credibilità; non rappresentano più certamente un luogo di partecipazione, anche perché la politica non è più vista come uno strumento collettivo di cambiamento sociale.
  2. Il lavoro non rappresenta più il fattore centrale per l’integrazione sociale così come è stato nel novecento. La fine della grande fabbrica, i processi di delocalizzazione e terziarizzazione del lavoro, insieme al crescere delle forme di lavoro precario, hanno fatto si che nei luoghi di lavoro la competizione abbia soppiantato, per la maggiore, la solidarietà. Questo sistema sociale ha scavato più che nei nostri portafogli, nelle nostre menti. La grande trasformazione della società, avvenuta a partire degli anni ottanta, dovuta ai nuovi processi di accumulazione del capitale, ha generato anche una trasformazione sociale dei soggetti.
  3. La conquista dello Stato non è più la strada per la gestione del potere. Le istituzioni di rappresentanza sono diventate sempre più scatole vuote. Il potere sta ormai altrove, negli istituti transnazionali, da dove la classe dominante regola l’economia e impone le scelte politiche ai singoli Stati, scelte che poi investono la vita stessa delle persone. In questo quadro lo stato diviene un mero esecutore delle direttive che gli sono imposte.
  4. I compromessi sociali del novecento all’interno dei singoli Stati sono stati rotti per volere delle stesse classi dominanti. Compromessi posti a difesa del sistema capitalista, che da una parte hanno garantito al capitale una crescita costante dei profitti, e dall’altra hanno garantito per la classe lavoratrice continui miglioramenti salariali e uno sviluppo costante del welfare state. Questi sono saltati in quanto, nei processi di ristrutturazione del capitale gli stessi vincoli statali, che hanno rappresentato un punto di forza per la precedente fase di accumulazione, si sono trasformati in un vero e proprio ostacolo. Oggi il capitale, agendo a livello transnazionale, ritiene del tutto inutile scendere a patti con i lavoratori e le comunità nazionali.

Fatte queste premesse, chiarito il campo dove ci muoviamo, consapevoli che il capitale non ricerca alcuna mediazione sociale, adesso le domande che ci facciamo sono:

  • Come si aggregano gli eterogenei, i molteplici, i diversi?
  • Con quali strumenti riusciremo a far tornare all’azione collettiva chi oggi ha come unico obiettivo quello del salvarsi da solo?

Questo è il quadro da cui partire per iniziare a costruire la nostra azione.

Nella società disgregata sono tanti quelli protestano, tanta è la rabbia e il rancore, ma il sentimento maggioritario è la rassegnazione, in quanto sembra tutto più grande di noi e questo ci fa sentire incapaci di poter cambiare le cose. Nella realtà siamo solo una esigua minoranza ad opporci allo stato di cose presenti. Oltretutto una minoranza poco unita, spesso disorganizzata e conflittuale. Senza alternative credibili in campo, in mancanza di una proposta di vivere sociale alternativa che convinca la maggioranza delle persone che un cambiamento non è solo auspicabile, ma anche possibile, siamo costretti a rimanere confinati in un angolo e a continuare, da una parte a opporci, ma dall’altra a muovere gli ingranaggi di questo sistema, divenendo complici inconsapevoli.

Per questo la sola opposizione non basta più, in quanto non genera il consenso necessario per spostare i rapporti di forza. Non basta più neanche l’elaborazione di una proposta se essa rimane scollegata dal metterla in pratica nella quotidianità. Di fronte al dominio crescente del capitale sulla prassi sociale e sui conseguenti legami, ogni lotta efficace contro questa società, dovrà mirare alla costruzione di spazi di autonomia, partendo proprio con il riappropriarci delle nostre condizioni sociali di vita, riconquistando spazi di manovra, ossia capacità di organizzare, dirige e controllare l’esistente. Questa può diventare una proposta coagulante.

La rete dei servizi associativi dunque diventa parte di una strategia generale volta ad aggregare le persone partendo dai loro bisogni. I diritti, all’interno dei rapporti di forza dati, possono tornare a essere garantiti solo se la comunità in prima persona, attraverso proprie reti associative, si fa carico di parte dei servizi tramite una gestione diretta. Ma questo è solo il primo passo. Perché le persone devono essere abituate a partecipare, a gestire e a dirigere la nuova rete di servizi associativi per edificare una nuova economia pubblica, non più soggetta ne alle regole del mercato e ne ai vincoli statali. Le persone devono essere rieducate alla democrazia. Perché la democrazia si impara solo facendola.

In conclusione la strategia che ci ha portato all’apertura del presidio sociale è volta a ricostruire e riorganizzare il potere di coalizione tra i deboli partendo proprio dalla dimensione della riproduzione sociale. Nella disgregazione un nuovo mutualismo può rappresentare un elemento coagulante tra il mondo del lavoro e del non lavoro, del lavoro dipendente e del lavoro autonomo, dei giovani e anziani. Questo composto sociale può divenire il seme per edificare un sistema di contropoteri, volti all’obiettivo di organizzare una rottura con l’attuale modello di società.

 

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