Pensierino dall’orto numero 3. Per (ri)fare la sinistra ci vuole un orto

Complice la  bella stagione che sta fiaccamente avviandosi ai doverosi climi primaverili, io Sergio, Gnicche e Ciondolo ci siamo incontrati all’orto. Non chiedetemi il significato dei due soprannomi perchè non ne ho la più pallida idea. Sono due colleghi ortai dei vicini orti sociali di via della Quiete a Castello, Quartiere 5. Sono venuti a trovarci perchè amici di Sergio, il quale li aveva invitati a vedere la serra e soprattutto le piantine che abbiamo fatto crescere per la prossima primavera. A un certo punto, dopo svariate discussioni e vecchi detti su pomodori, zucchine, cetrioli e affini vari, nonché su mitici personaggi degli orti della campagna a nord della città (mi stupisco di come facessero a conoscersi tutti), immancabilmente il tema delle chiacchiere si avvia sul sentiero pericolosissimo della politica. Capisco che i nostri provengono tutti da un’area politica di sinistra quando Gnicche, con grande enfasi, afferma: “Una volta ci si trovava nelle case del popolo ma oggi e un c’è più verso di andacci, mi viene il magone, o che gente ci gira in quei posti?”.  Attratto dalla curiosità, cerco di dire anche la mia in proposito, e sbotto: “Che ci volete fare. Ormai l’è morto tutto: tra quelle  che son diventate dei Superbinghi, quelle che son diventate pizzerie, quelle che son diventate ballifici di professione… un c’è rimasto più nulla. Finito il mio triste concione, il Ciondolo mi dice: “E unn’è questo il punto! Anche prima questa roba la si faceva ma era un’antra cosa. C’era passione, c’era intesa, si discuteva, si partecipava, c’era gente che ci appassionava e oggi la un c’è più. Poi magari ci veniva anche a chiedere il voto, ma si sapeva che era dei nostri, ci si poteva contare”. All’orchè ho capito con grande tristezza che avevano ragione e che purtroppo in  questo paese non ci sarà più una sinistra, perchè questa, se ha da essere, deve ritornare a nascere nelle case  del popolo, nei  circoli, in posti fisici della nostra storia, non nei teatri e nei grandi raduni dove c’è sempre qualcuno che comanda e un si sa nemmeno da dove viene. Che dire… mi sembra che ci sia più discussione negli orti di questa città e forse del paese che in altri posti. Che un si abbia ragione per davvero ? La rivoluzione potrebbe comingiare anche da qui……..

Giancarlo

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