#29G seconda serata di autoformazione verso il #PattoDiMutuoSoccorso

Ricordando a tutte e a tutti il secondo appuntamento di autoformazione di lunedì 29 gennaio inoltriamo la traccia storica di discussione della prima serata.

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L’ 800 del movimento operaio e il cambio di strategia. Dal far da sé solidaristico alla conquista dello Stato.
Traccia per una discussione

Quando parliamo di mutualismo facciamo riferimento a quelle associazioni operaie che hanno lo scopo di assistere e sostenere i lavoratori collettivamente ed individualmente nei vari ambiti della propria vita, cioè nel lavoro e nella sfera dei bisogni quotidiani (cooperative di lavoro, cooperative di consumo, SMS).

Le mutualità sono associazioni di solidarietà positiva e rappresentano esperienze associative radicalmente diverse rispetto a quelle di mera resistenza. In esse alle pratiche del conflitto e della delega si preferisce lo spirito di cooperazione e le pratiche di autogestione più consone per praticare l’obiettivo anziché rivendicarlo.

Sarebbe però inesatto contrapporre le mutualità alla resistenza, come se la prima escludesse la seconda e questo è dimostrato dal fatto che l’associazionismo mutualistico rappresenterà uno snodo essenziale verso la costituzione di una identità conflittuale della classe operaia.

Il 1848 rappresenta lo spartiacque. In molti stati italiani viene concessa la libertà di associazione e le società di mutuo soccorso cominciano a nascere e moltiplicarsi. Gli anni del grande sviluppo sono quelli che vanno dal 1860 al 1880.

Siamo nella fase matura della rivoluzione industriale. La società italiana e europea è spaccata in due. Da una parte la vecchia aristocrazia e la nascente borghesia industriale e urbana, dall’altra una massa crescenti di diseredati, privi di ogni mezzo, senza più l’assistenza caritatevole tipica degli istituti nelle società comunitarie pre-moderne, e costretti a vendere le proprie braccia per sopravvivere. Non vi è alcuna legislazione che regola il nascente lavoro salariato, niente sulla malattia, sugli infortuni e nessun paracadute per la vecchiaia.

E’ questa la condizione sociale nella quale gruppi di lavoratori, artigiani, piccoli commercianti decidono, nelle rispettive comunità di unirsi e associarsi, costituendo strutture di mutuo appoggio e contestualmente iniziare la raccolta di contributi. Proprio attraverso la condivisione di quel poco che si ha, mettendolo in comune, si incominciano a formare le reti di protezioni e assistenza per chi, all’interno della comunità, si ammala e invecchia.

Inizialmente queste associazioni hanno carattere interclassista, si chiede aiuto anche agli altri ceti sociali. In Italia sono per lo più di ispirazione Mazziniana e repubblicana.

Sarà solo successivamente alla Prima Internazionale (1864), sotto l’influsso del pensiero di Marx, che le SMS assumeranno sempre più carattere di istituzioni classiste, con dichiarati obiettivi emancipativi e di trasformazione sociale.

Nel ventennio 1860-80 le adesioni cominciano ad essere consistenti e i fondi raccolti ingenti. Oltre all’assistenza sanitaria e ai sussidi per la vecchiaia le SMS diventano sempre più luoghi di costruzione di una coscienza “altra” e “alternativa” e si fa sempre più stretto il legame con le nascenti associazioni di resistenza operaia, le leghe dei lavoratori.

Fu allora che il far da sé solidaristico e la pratica dell’obiettivo diventano parte di una strategia politica, quella dell’istituzione di strutture di autogoverno autonomo, contropoteri che di fatto, si pongono l’obiettivo della costruzione di un’altra società nella società.

Perché ad un certo momento tutta questa costruzione, non dico venga abbandonata, ma comunque passa in secondo piano nella strategie di trasformazione sociale del movimento operaio? Quali sono le ragioni e quali le conseguenze?

Le ragioni sono di carattere interno ed esterno allo stesso movimento operaio.

Innanzitutto diciamo che la strategia pratica della costruzione di contropoteri nella società, unita alla grossa rete di consenso e di interessi che si generano intorno alle varie forme di mutualità e la coscienza sociale di cui sono  generatrici , rappresentano un campanello di allarme per chi il potere lo deteneva davvero.

La stessa Chiesa ne capisce il potenziale sociale ed infatti proprio Papa Leone XIII scrive l’Enciclica Rerum Novarum (1891), che sancirà la nascita della dottrina sociale della chiesa. Il Papa, con forte accento interclassista, prende atto della questione operaia e invita i cristiani ad attivarsi per costituire anch’essi strutture di mutuo appoggio.

Ma saranno gli stati nazionali, molti dei quali usciti da poco da processi di unificazione, a correre ai ripari aprendo alle prime concessioni dall’alto in materia sociale. Soprattutto la Germania sotto la guida di Bismarck, attua a partire dagli anni ‘90 le prime aperture in materia di assicurazione contro gli infortuni, vecchiaia e legislazione sul lavoro. Negli stessi anni, in Germania e in molti altri stati europei dove prende forma il moderno stato sociale, , i partiti operai vengono posti fuori legge. Questo per confermare che questi provvedimenti hanno solo finalità di sicurezza e controllo sociale.

Ma è soprattutto il cambio di strategia del movimento operaio a dare il colpo più duro a tutto il movimento mutualistico.

La seconda internazionale dei lavoratori (1889) sotto la guida dei marxisti ortodossi, guidati dai socialdemocratici tedeschi sancisce la strategia delle due fasi. Prima la conquista del potere, poi la trasformazione della società.

Proprio nell’anno successivo nel congresso di Erfurt (1890) la Socialdemocrazia tedesca vara un programma di forte impronta Marxista, ma soprattutto vi è il ribaltamento di prospettiva. La conquista dello stato viene anteposta alla trasformazione sociale. Il partito politico diventa lo strumento principale per la conquista del potere statale. Questo porta il movimento operaio a dare la massima priorità all’organizzazione partitica a discapito del movimento sindacale, cooperativo e mutualistico.

La strategia politica del movimento operaio assume per tutto il novecento un solo volto. Quello della statualità. Conquistare lo stato per gestire il potere. Scompare l’idea stessa di una trasformazione della società che possa avvenire attraverso processi di politicizzazione, di produzione di coscienza e di idealità dall’interno dell’esperienza sociale del lavoro e della vita e nei processi di azione diretta delle masse popolari. Alla fase dell’associazione segue quella dell’organizzazione, dove si afferma il principio assoluto della delega, inquadramento burocratico delle masse, disciplinamento della società dentro la weberiana gabbia d’acciaio.

Negli anni precedenti alla prima guerra mondiale sopravvivono i prolungamenti del mutuo soccorso e della cooperazione, che si intrecciano con la presenza dello stesso sindacalismo territoriale. Queste forme di socialità operaia si articolano nella rete delle case del popolo. Ma si tratta ormai di organizzazioni collaterali o se si vuole strumentali rispetto al partito politico e alla sua organizzazione del consenso.

 

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